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News da AM ArtEVEnts

 News dal mondo dell’Arte.
 Rubrica a cura di Andrea Malaman




Montagnana - Padova
dal 15 dicembre 2019 dal 24 febbraio 2020 a Montagnana
all’8 febbraio 2020 al 28 marzo 2020 a Padova

1989 – 2019 Per i trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, L’Educandato Statale “San Benedetto” di Montagnana dedica una mostra fotografica

Ich bin ein Berliner

Dal 15 dicembre 2019 in anteprima per il Veneto, all’Educandato Statale “San Benedetto” di Montagnana sarà allestita la mostra fotografica Ich bin ein Berliner in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino. Il titolo riprende la celebre affermazione di John Fitzgerald Kennedy (Io sono un Berlinese) del 26 giugno 1963 pronunciata a Berlino Ovest in solidarietà dei cittadini della capitale tedesca in occasione della costruzione del muro da parte della Repubblica Democratica Tedesca per evitare la fuga in occidente dei suoi cittadini in cerca di libertà dalla dittatura comunista. 
A 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, l’Educandato Statale “San Benedetto” ha voluto così celebrare quell’evento riproducendo in formato 40x60 i lavori fotografici di Elisa Santoro (Milano, 1982) e Salvatore Uccello (Milano, 1974), autori delle 28 immagini che costituiscono l’itinerario storico-fotografico della mostra. Curata da Andrea Malaman per AM ArtEVEntS, e per la parte didattica dai docenti di Storia dell’Arte degli Istituti Superiori della Scuola, Giorgio Danali e Massimo Narduolo, i lavori fotografici raccontano l’evoluzione di alcuni dei paesi europei oltre la ex cortina di ferro dalla caduta del Muro di Berlino e dal successivo crollo dell’Unione Sovietica, evento che ha rivoluzionato gli equilibri geopolitici dell’intero mondo. 
L’allestimento della mostra troverà spazio al piano terrà dell’Istituto formativo montagnanese, e non potrà che partire da Berlino per una duplice ragione: cronologica e simbolica. Il fatto che oggi sia una delle città più pulsanti, vivaci e moderne d’Europa è assolutamente incredibile e al tempo stesso ammirevole se si pensa che trent’anni fa l’intera popolazione viveva sotto una dittatura. Tuttora, però, sono ancora presenti ben in vista le cicatrici dell’occupazione e della divisione, probabilmente una delle ragioni che hanno contribuito a trasformarla nell’attuale metropoli caleidoscopica che conosciamo. Il viaggio poi continuerà con delle immagini delle ex-Repubbliche Socialiste Sovietiche come Lituania, Estonia e Lettonia. Tre stati apparentemente molto simili tra loro, ma con delle differenze sostanziali nel modo in cui hanno riacquistato la loro indipendenza e in cui hanno saputo rideterminare il loro rapporto con la Russia. Sempre nell’ambito dell’ex-Urss, non mancheranno poi immagini dell’Ucraina che forse è lo stato che ha pagato il prezzo più alto per la sua libertà. Dilaniata da anni di guerra civile tra coloro che, sentendosi russi, vogliono rimanere all’interno dei confini di Mosca anche attraverso lo smembramento del paese e l’annessione delle regioni orientali da parte della Russia e coloro che invece non si sentono per nulla russi e vogliono che permangano i confini proclamati in occasione della dichiarazione di indipendenza dall’Urss. Il viaggio fotografico poi continuerà in Polonia e Romania. In Polonia, un ruolo chiave è stato giocato da Solidarność, che ha trasformato le rimostranze sindacali ed operaie in un movimento capace di far cadere il regime dittatoriale comunista scrivendo un nuovo capitolo della storia del paese, finalmente libero da domini o influenze straniere (in particolare russe e tedesche). In Romania invece, la società civile, stritolata tra l’ombra imponente di Mosca e la violenza di un dittatore dispotico come Nicolae Ceauşescu, è riuscita a trovare la forza di fare la rivoluzione sconfiggendo l’uomo che dal 1965 al 1989 ha ridotto la Romania in una prigione a cielo aperto, rendendo i decenni di suo dominio uno dei periodi più bui del paese. Infine il “viaggio” si concluderà a Mosca, altezzosa e sprezzante, ma con un fascino unico. Capitale dell’ex Impero Sovietico e oggi della nuova Russia capitalista risorta dalle ceneri del Socialismo di Lenin, Trotsky e Stalin, Mosca oggi è una città tanto grande quanto imperiale, che sembra portare con orgoglio i simboli del comunismo e della magnificenza che volevano trasmettere alla popolazione e al mondo attraverso le grandiose opere pubbliche (per esempio la celeberrima ed incantevole metropolitana, una delle più belle al mondo), gli imponenti palazzi dell’era staliniana e le enormi sculture in onore della rivoluzione comunista e dei suoi eroi di Stato. 
La mostra Ich bin ein Berliner avrà la sua vernice domenica 15 dicembre all’Educandato alle ore 11, in occasione della giornata di “Scuola Aperta”. La mostra oltre ad essere materia di studio, approfondimenti e ricerche per gli studenti delle scuole annesse all’Educandato, rimarrà aperta al pubblico tutti i giorni dalle ore 10 alle 18, fino a sabato 8 febbraio. 
Successivamente da lunedì 24 febbraio a sabato 28 marzo la mostra si trasferirà a Padova all’Istituto “A.Magarotto”, sede del Convitto Statale, di una sezione del Liceo Classico Europeo e di una dell’I.I.S.Ruzza, con un nuovo allestimento.
Per informazioni:
Andrea Malaman cell. 333.8289350 www.amartevents.it educandatosanbenedetto.gov.it Tel. 0429 804033




 
            GIAPPONISMO. Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915
Mostra a cura di Francesco Parisi



Continua a Palazzo Roverella di Rovigo, la bella mostra“Giapponismo. Venti d’oriente nell’arte europea”, curata da Francesco Parisi.
Sul finire del XIX secolo la scoperta delle arti decorative giapponesi diede una notevole scossa all’intera Arte europea. Un potente vento di rinnovamento, se non proprio un uragano, che dall’Oriente investiva modelli, consuetudini stratificate nei secoli, conducendo l’arte del Vecchio Continente verso nuove e più essenziali norme compositive fatte di sintesi e colori luminosi.
La svolta avvenne quando, all’inizio degli anni ’60 dell’Ottocento cominciarono a diffondersi in Europa, e principalmente in Francia, ceramiche, stampe, ed arredi da giardino dall’Impero del Sol Levante che, pochi anni addietro, nel 1853, si era aperto al resto del modo.
Le prime xilografie si diffusero, dapprincipio, grazie al commercio di vasi e ceramiche, con cui questi venivano “avvolti” e“impacchettati”. I preziosi fogli erano spesso i celebri manga di Hokusai o altre brillantissime stampe di Utamaro e Hiroshige che tanta influenza ebbero sugli Impressionisti, sui Nabis, fino alle Secessioni di Vienna e Monaco per concludere il loro ascendente con i bagliori della Grade Guerra trasformandosi in un più generico culto dell’oriente nel corso degli anni 20 e 30 del Novecento.
La moda giapponista, esplosa attorno al 1860 e destinata a durare almeno un altro cinquantennio coinvolse dapprima la ricca borghesia internazionale, ma soprattutto due intere generazioni di artisti, letterati, musicisti e architetti, trovando via via sempre più forza con l’innesto della nascente cultura e Liberty e modernista sempre più attenta ai valori decorativi e rigorosi dell’arte giapponese.
Il taglio che Francesco Parisi ha scelto per descrivere questa effervescente pagina della storia dell’arte europea e mondiale nella grande mostra “Giapponismo, Venti d’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915” (Rovigo, Palazzo Roverella, dal 28 settembre 2019 al 26 gennaio 2020, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi) è decisamente interessante ed originale.
Nelle 4 ampie sezioni in cui si sviluppa la mostra, il curatore affianca originali e derivati, ovvero opere scelte fra quelle che giungendo dal Giappone divamparono a oggetto di passioni e di studi in Europa, accanto alle opere che di questi “reperti” evidenzino la profonda influenza.
Pittura e grafica, certo. Ma anche tutto il resto, dall’architettura, alle arti applicate, all’illustrazione, ai manifesti, agli arredi per un totale di 258 opere.
Quattro sezioni, quante furono le grandi Esposizioni Universali che in quei decenni contribuirono, grazie alla presenza dei padiglioni giapponesi, a svelare ed amplificare il nuovo che giungeva da così lontano, da quel luogo misterioso e magico.
Dall’esposizione londinese del 1862, dove i “prodotti” del Sol Levante debuttarono, a quelle parigine del ’67 e’78, che ebbero nelle proposte il loro elemento di maggiore attrattività, fino all’esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni.
Accanto ai capolavori di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh, Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse Mucha si potranno ammirare le tendenze giapponiste nelle opere degli inglesi Albert Moore, Sir John Lavery e Christopher Dresser; degli italiani Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro La raccolta delle zucche; e ancora i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson, Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand Khnopff e Henry Van De Velde
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 26 gennaio 2020.

Rovigo, 5 novembre 2019
                                                         
                                                                                                                  A.M.






12 Aprile 2019 - 03 Novembre 2019
Stra (Riviera del Brenta), Villa Nazionale Pisani
INTRAMONTABILI ELEGANZE. DIOR a VENEZIA nell’archivio Cameraphoto


1951, un anno magico per Venezia. Gli scorci più intriganti della città sono coprotagonisti dalla campagna che in tutto il mondo diffondeva le proposte di quello che è il sarto più popolare del momento: Christian Dior.
E, nello stesso anno, il 3 settembre si celebra a Palazzo Labia il “Ballo del Secolo”, quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò dai 5 continenti un migliaio di protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior, con Dalì, il giovanissimo Cardin, Nina Ricci e altri, in veste di creatore dei costumi per gli illustrissimi ospiti. Un evento che riverberò nel mondo i fasti del Settecento Veneziano.
Silenziosi testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l’agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach, che in quegli anni “copriva” e documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e non solo.
Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell’imponente Archivio di Cameraphoto (la sola parte storica vanta oltre 300 mila negativi schedati) e di Daniele Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due storici avvenimenti vengono esposte al pubblico. Per farle riemergere si è scelta una location straordinaria, Villa Nazionale Pisani a Stra, la “Regina” delle Ville Venete, che, e non è un caso, è impreziosita da meravigliosi affreschi di Giambattista Tiepolo. Artista che dominò, dai soffitti di Palazzo Labia, la memorabile festa del 1951.





Giornalista, promotore e curatore indipendente di eventi e iniziative dedicate all’arte contemporanea. Nel suo percorso di ideatore ha dedicato particolare attenzione per più settori artistici, con particolare attenzione verso la pittura, la fotografia, la scultura. Ha organizzato curandone anche gli aspetti editoriali, grafici e artistici numerose mostre e progetti per istituzioni pubbliche.
 
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